DOORS 

Ho chiamato questo progetto " PORTE " - " DOORS " ma in realtà sarebbe stato ancor più appropriato chiamarlo " PORTALI ", poichè in ognuna delle fotografie eseguite queste porte vengono poste in località differenti e spesso desolate, come se fossero dei portali per altri luoghi o dimensioni della realtà. In generale mi piace aggiungere o togliere nelle mie fotografie degli elementi improbabili per dare un effetto irreale alla scena rappresentata e credo proprio che queste porte aiutino a catturare lo sguardo e l'attenzione del mio pubblico. Vorrei che questa serie di immagini stimolasse la fantasia e la curiosità dello spettatore, che nella sua testa si ponesse domande come : "Cosa ci fa una porta in un posto simile ? Cosa ci potrebbe essere dietro essa? Dove conduce?".

Gli elementi principali di questa sequenza di immagini sono il senso di paradosso e di mistero, ottenuti tramite il semplice utilizzo di un oggetto comune e onnipresente nella vita di tutti i giorni. Inizialmente l'elemento temporale non era stato cercato però in seguito mi son ritrovato ad avere una chiave di lettura aggiuntiva legata alla varietà stagionale dei luoghi rappresentati. Tutto questo racconto è iniziato con la prima porta ritratta nel bosco autunnale, il contrasto cromatico delle foglie rendeva interessante porre una porta bianca neutra. Parecchi mesi dopo ci fu una forte nevicata tardo invernale; avendo pronta ed utilizzabile una diversa e più leggera porta ho pensato che la bufera di neve in corso avrebbe creato un effetto unico e suggestivo ed in effetti credo che la porta invernale sia la più surreale ed eterea di tutta la serie. Il tema stagionale è poi continuato con un roseto primaverile nel quale la porta sembra condurre ad un giardino segreto,  ed infine un campo dorato estivo. Il progetto non è terminato bensì in evoluzione.



MIRRORS


Nel progetto " Mirrors " uso gli specchi come se fossero un varco, un portale sia verso luoghi sconosciuti e surreali, sia verso se stessi e la propria interiorità. Sin da bambino gli specchi mi hanno sempre affascinato, avevano qualcosa di magico e inquietante allo stesso tempo. Nella prima serie di immagini ripropongo il tema centrale del progetto " Human masks ", nuovamente mostro come il nostro vero Io sia spesso sepolto sotto le molte maschere della personalità, indotto dal bisogno o dall'ambiente circostante a vestire abiti che non gli sono propri. In queste immagini lo specchio rende possibile un atto introspettivo nel quale l'immagine riflessa è spesso il contrario di ciò che è mostrato nell'immagine principale. Felicità e tristezza, sogni e paure, corpo e spirito, in definitiva i contrasti di cui l'essere umano è composto. Nella seconda serie di immagini invece lo specchio diviene uno strumento per guardare oltre la realtà di un luogo, per mostrare la sua essenza, il suo spirito, i suoi ricordi.



HUMAN MASKS


Il concetto principale di questa serie di fotografie ruota intorno al volto dell'essere umano. Il viso diviene una maschera che copre altre maschere o addirittura il nulla. Tolta questa maschera sotto si è senza faccia, come un manichino di legno senza identità e senza personalità. E' stato proprio il riflettere sul concetto latino di "persōna", ovvero maschera, personaggio mascherato a ricordarmi che siamo tutti come attori sul palcoscenico della vita, e siamo costretti ad indossare ogni giorno  maschere diverse a seconda di chi abbiamo davanti. Ispirandomi a De Chirico ho raffigurato un viso piallato, quasi legnoso sotto queste maschere per mostrare il manichino, l'automa, che c'è sotto la nostra apparente personalità. Più a lungo indossiamo la maschera e più difficile diventa toglierla.


CUP OF LIFE

Il progetto " Cup of life "vuole raccontare le mie riflessioni sul ciclo vita - morte. La coppa della vita è sia la coppa blu che copre il corpo della ragazza, sia il ventre materno della donna, e nelle opere seguenti la stessa Madre Terra. Il corpo è volutamente nudo, grigio e pallido per ricordarci la caducità della carne, l'onnipresente morte che attende ogni essere vivente. Al tempo stesso vi è un elemento di paradosso, di forte contrasto, che sono i fiori freschi e colorati, che coprono ma al tempo stesso sembrano nascere e trarre nutrimento da queste figure votate al deperimento. In questo modo la presenza sottile della fine è mitigata ed esorcizzata da una nuova vita, foriera di bellezza e di speranza. Come è naturale che sia questa nuova vita nasce esattamente dal ventre materno. Il ciclo vita morte è raccontato con pochi tratti e pochi colori, che ci ricordano come tutto stia morendo istante dopo istante, ma al tempo stesso, stia gettando le basi per un nuovo inizio. Anche il corpo femminile adagiato in un nido sul terreno testimonia questo ciclo, lasciando l'osservatore interdetto e dubbioso se stia guardando una persona che sta morendo oppure una che sta per rinascere.


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